Ultradolomitica di Mauro #ilfolle

La partenza è sempre l’unica cosa certa in queste gare, per tutto il resto c’è una storia diversa da raccontare ogni volta.

Ecco la mia Ultradolomitica 2021

In ammiraglia era tutto perfetto, Alberto e Gigi carichi come molle, Vittorio Veneto, ore 10:03 è il mio turno, si parte.

Si sale subito sul pian Cansiglio, posto incantevole, tutto girava giusto, era caldissimo, umido, cosa da non prendere sotto gambavisto che le montagne erano ancora lontane, continui rifornimenti in corsa. L’obbiettivo e l’ordine in ammiraglia era arrivare sul passo Manghen, la prima vera salita di questa gara, e fare qualche minuto di sosta per mangiare; ridendo e scherzando (se quel walkie-talkie potesse parlare…) e senza cedere alle lusinghe di una bionda donzella con le trecce che mi rincorreva in alcuniotratti di strada, stavo benone e mi trovavo in terza posizione nella mia categoria.

Il tramonto con le pale di san martino rosse infuocate scendendo da passo Rolle, e da lì il passaggio a “modalità notte”. Arriviamoad Agordo, time-station molto affollata, punto di incontro tra la dolomitica classica e la 380km. Prendo una decisione e ne parlo con i ragazzi ”firmo il modulo e vi porto a vedere l’alba sul Fedaia” ho dato poche spiegazioni, ma il mio istinto mi diceva qualcosa e mi era arrivata mezza pulce all’orecchio…come immaginavo raggiungo il secondo della mia categoria in crisi a metà Duran, è un momento cruciale, alzo il ritmo e stringo i denti, in ammiraglia erano euforici avendo ancora lo spauracchio della crisi e dei problemi fisici che ho avuto scorso anno da lì in poi.

La Marmolada imponente che si illuminava secondo dopo secondo è stato un momento magico nonostante l’orario critico, tanti km e dislivello sulle gambe, e una notte sopra le righe sul groppone, decidiamo all’unisono di fare un micro-sonno. Alle 6 riparto, stomaco chiuso, ma il paesaggio magico salendo il Sellalentamente mi rimette un certo languorino e inizio a chiedere alla radio “salado in tècia” (salame cotto). Lì ne è nata una storia che ha animato e fatto ridere tutti i presenti, e io ho dovuto accontentarmi di quello che c’era.

Odiare passo Giau o il Valparola è difficile, ma ogni volta ci riesco nonostante ami profondamente quei paesaggi, il traffico, il rumore, la maleducazione…4 cervi spaventati dalle moto mi tagliano la strada…per fortuna i riflessi erano ancora buoni!​

La crisi: La time-station di Cortina, qualcosa nella mia testa stava cambiando, aggiungo un cerotto in gel alla pianta del piede che mi tormenta più del solito per sentire meno dolori, ripenso ai colpi di sonno delle ultime discese, carico la traccia, vedo km e dislivello e mi sale lo sconforto, per fortuna lì c’era l’amico Andrea Muraro e ho trovato lo stimolo per partire assieme, ma già sul passo tre croci un po’ mi staccavo, non perché non avessi gamba, ma la mia testa era entrata nella fase del rifiuto del cibo e della fatica.chiamo Marta per sentire se è tutto tranquillo a casa, se la piccola Sara sta facendo il riposino, le racconto del problema e della volontà di ritirarmi, cercavo compassione…e non l’ho trovata, anzi ho trovato un muro, ormai mi conosce e conosce le dinamiche. I ragazzi del team hanno sentito il discorso e Gigi da buon mediatore mi voleva tirare un democratico pugno nei denti

Lì ho capito che non era il caso di fare i capricci, abbiamo ragionato con calma e guardato i vantaggi, andando regolare il secondo posto per cui avevo lottato tutta la notte era abbastanza sicuro. Riprendo a mangiare un po’ controvoglia, ma era l’unica maniera per superare quel momento buio, accetto di perdere un sacco di tempo in discesa per le continue pause a causa dei colpi di sonno, dovevo solo trovare la chiave di svolta dentro di me, il cronometro andava avanti e non gliene fregava nulla delle mie paranoie.

Arriviamo a Longarone, guardo l’orologio, ho fretta di arrivare e dipende solo da me, conosco benissimo questa parte di percorso e non voglio dormirci sopra, mi torna la determinazione, inizio a dare ordini alla radio, apro il gas, improvvisamente cambia l’umore in ammiraglia che era ormai sceso ai minimi storici, passo il semaforo del Vajont a tutta, un fotografo d’eccezione mi aspetta appena fuori dalla galleria Roberto De Osti il mio #capitano, con suo figlio Nicolò in macchina, penso ai salti mortali che ha fatto per poter essere li a fare il tifo e questo mi da ancora più energia, mangio in continuazione e continuo a scattare. Piancavallo su e giù velocemente. Presa bassa del manubrio, passo qualche altro concorrente di altre categorie partito prima di me in quel tratto di “pianura” un capriolo mi taglia la strada e faccio un altro infarto, ma poi finalmente l’arrivo, gli amici, la famiglia, la sopressa…no quella no, ero talmente munto che si era chiuso lo stomaco, ma ero comunque felice (la sopressa sarebbe venuta buona a colazione il mattino seguente)! 

Sicuramente soddisfatto dei piccoli obbiettivi centrati, magarisenza quei colpi di sonno che mi hanno torturato tutto il pomeriggio avrei potuto limare un’ora buona, ma son contento così, ho lottato, ho dato tutto quello che in quel momento era nelle mie possibilità fino all’ultimo metro. 

Non smetterò mai di ringraziare i mie 2 compagni in ammiraglia, a sacrificare la famiglia, il lavoro e la vita privata per supportare un amico, si è creato un clima bellissimo, ci siamo divertiti,abbiamo sofferto assieme e fortunatamente tutto è filato liscio.

In questo periodo della mia vita il tempo è tiranno e ogni minuto è prezioso, tutto è ottimizzato, non posso non ringraziare colui che mi segue negli allenamenti e mi da tutte le direttive per non sprecare ore e chilometri in minchiate e arrivare ai miei obbiettivi in maniera decorosa, Giorgio Tavagna

Luca Molinaroli #biomeccanica sempre disponibile a darmi dritte a chiamarmi appena gli accenno di un minimo fastidio o disturbo, e ovviamente per la posizione ottimale per spingere ed esprimermi il meglio anche dopo ore ed ore sopra la bici

La famiglia che mi sopporta, gran parte del tempo che uso per allenarmi lo tolgo a loro…

La squadra Follettiverdi un’ombra che mi segue sempre, sempre disponibile.

Ebbene si, poi c’è pure chi ha lavorato nell’anonimato supportando tutta la squadra, è sempre un piacere collaborare con gente di parola

Il prossimo appuntamento? Mah sembra che ci stia dentro agli ultimissimi giorni di ferie, sicuramente sarà senza supporto stavolta, l’unico obbiettivo è un soprammobile, si perché di quello si tratta, devo completare un puzzle

Mauro Dall’igna #ilfolle

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